Gran Loggia Autonoma Femminile ISTHAR

FilandaLa Gran Loggia Autonoma Femminile ISTHAR nasce nel 1990 dall'esigenza di integrare, pur nel rispetto degli antichi statuti, elementi femminili all'interno delle Obbedienze tradizionali legate all'UMSOI.

D'altra parte è da considerare che le nuove leggi ed i costumi vedono le donne sempre più proiettate nella società, ormai parte attiva in tutti i ruoli che la tradizione riservava all'uomo. Per questo motivo l'UMSOI non poteva dimenticare ne isolarsi dall'altra metà del cielo anche sul piano massonico.

Da questa breve introduzione sull'esigenza del costituire questa Gran Loggia Autonoma titolata ad "Isthar" (una antica dea dell'amore e del focolare) indichiamo, a loro fondamento, l'invocazione che le Sorelle usano ed operano e che è rivolta al "Grande Tessitore evolutore dei mondi".

Le Sorelle pertanto lavorano con il fuso e l'arcolaio e la loro officina è chiamata Filanda. Questo non toglie che esse abbiano in uso le nostre officine per le loro riunioni rituali e spesso siano ospiti in parità nelle Logge maschili.

Messaggio dallo Jerofante

Carissime Sorelle,
    Voi che siete l'altra metà del cielo, il complemento primo per cui noi tutti siamo, come non avervi nel cuore, nell'anima, così Isthar alla quale siete dedicate fu primogenita divinità d'Amore, di fecondità, espresso della stessa terra, ove tutto trova la vita, Terra elemento fondante a complemento d'acqua purificatrice, del fuoco rigeneratore, dell'aria soffio di vita.

Labaro Isthar

Voi carissime che seppur sparuta schiera, condividete con i Fratelli di R.·S.·A.·A.·  l'opera Iniziatica, il Lavoro di Loggia, grande dovete avere il vanto, per quell'apporto di forza e dolcezza che l'animo vostro è forgiato innatamente.

A Voi silenti testimoni di angherie socio-culturali, da parte di una società che nell'incensarvi, vi poneva fuori dal reale, e per contro vi faceva carico delle miserie umane.
Voi care e dolci nostre Sorelle, io rivolgo il pensiero più nobile del mio espresso e la richiesta quale Uomo cosciente di perdono, per quanto noi uomini non sappiamo per voi essere, in quanto vittime delle scorie del costume, del clericalesimo, inibiti socialmente da una sciocca presunzione di forza, a voi io mi inchino conscio d'essere, poiché di alcuna fui parto.
Siate Sorelle mie, portatrici di messaggi d'Amore di serenità, siate fautrici di fecondo proselitismo tra noi, affinché anche noi possiamo maggiormente arricchire il nostro essere, il nostro spirito.